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Apicoltura: può la tipologia, convenzionale o biologica, influenzare la qualità del miele?

A questo quesito ha cercato di dare una risposta uno studio pubblicato da alcuni ricercatori dell’Università di Bologna, dal titolo: “Influence of conventional and organic beekeeping on the nutraceutical properties of Italian honeys”, sulla rivista internazionale Journal of Food Composition and Analysis.

Questo studio ha analizzato come il tipo di gestione degli alveari, biologica o convenzionale, possa influenzare le proprietà nutraceutiche del miele prodotto in Italia.

Il miele è infatti molto più di un semplice dolcificante naturale: oltre agli zuccheri contiene numerose sostanze biologicamente attive, tra cui minerali, polifenoli e flavonoidi, che contribuiscono alle sue proprietà antiossidanti, antinfiammatorie e antimicrobiche.

Proprio per questo motivo negli ultimi anni è cresciuto l’interesse scientifico verso il miele come alimento funzionale, cioè capace di apportare benefici alla salute oltre al semplice valore nutrizionale.

Lo studio dell’Università di Bologna su apicoltura biologica e convenzionale

Per comprendere se le pratiche apistiche possano influenzare queste caratteristiche, i ricercatori hanno analizzato 33 campioni di miele provenienti da quattro regioni italiane, Emilia-Romagna, Veneto, Abruzzo e Friuli Venezia Giulia, prodotti da sei diversi apicoltori che utilizzavano sia metodi di apicoltura biologica sia convenzionale.

Oltre a distinguere i campioni in base al metodo di produzione, gli autori hanno anche studiato l’origine botanica del miele, cioè le piante da cui le api avevano raccolto il nettare.

Questa informazione è stata ottenuta attraverso l’analisi dei pollini presenti nel miele, una tecnica chiamata analisi melissopalinologica, che consente di identificare le specie vegetali che hanno contribuito alla sua produzione.

Polifenoli, minerali e attività antiossidante: cosa contiene il miele

I campioni sono stati poi analizzati dal punto di vista chimico e nutrizionale. In particolare sono stati misurati diversi macroelementi e microelementi presenti nel miele, come potassio, calcio, ferro e zinco, oltre alla quantità di composti bioattivi come i polifenoli e i flavonoidi, che sono in gran parte responsabili dell’attività antiossidante.

È stata inoltre valutata la presenza di alcuni alcaloidi pirrolizidinici, sostanze naturali prodotte da alcune piante che possono avere effetti tossici e che talvolta possono essere trasferite nel miele attraverso il nettare.

miele biologico - ADI Apicoltura

Apicoltura biologica: quali differenze emergono dallo studio

I risultati mostrano che la composizione del miele varia in modo significativo e che uno dei fattori più importanti è l’origine botanica, cioè il tipo di piante visitate dalle api.

Alcuni tipi di miele, come quelli di melata, presentano concentrazioni più elevate di composti fenolici e flavonoidi e quindi una maggiore attività antiossidante.

In generale il potassio risulta essere il minerale più abbondante nei campioni analizzati, mentre tra i microelementi i più presenti sono il boro e il ferro.

Confrontando i diversi sistemi di produzione, lo studio evidenzia alcune tendenze interessanti.

I mieli provenienti da apicoltura biologica tendono a contenere quantità più elevate di composti bioattivi e a mostrare una maggiore attività antiossidante, mentre alcuni elementi minerali risultano mediamente più abbondanti nei mieli prodotti con sistemi convenzionali.

Secondo gli autori queste differenze potrebbero essere legate al fatto che l’apicoltura biologica richiede aree di raccolta prive di pesticidi e spesso caratterizzate da una maggiore biodiversità vegetale, fattori che potrebbero favorire la presenza di molecole bioattive nelle piante e quindi nel miele.

Origine botanica e ambiente: i fattori che influenzano davvero il miele

Nel complesso lo studio conclude che il miele biologico può presentare alcune caratteristiche nutraceutiche più favorevoli, in particolare una maggiore presenza di polifenoli e flavonoidi.

Tuttavia il fattore che incide maggiormente sulla composizione e sulla qualità del miele resta l’origine botanica, cioè il tipo di piante da cui le api raccolgono il nettare.

In altre parole, l’ambiente in cui si trovano gli alveari gioca un ruolo fondamentale nel determinare le proprietà nutrizionali e funzionali del miele, mentre il sistema di gestione degli alveari rappresenta solo uno degli elementi che contribuiscono a questa complessa variabilità.

Articolo scritto dal Dott. Luigi Parrotta, ricercatore nel settore scientifico disciplinare della Botanica Generale presso il Dipartimento di Scienze Biologiche, Geologiche ed Ambientali dell’Università di Bologna.

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