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Carciofi e miele. Li avete mai provati insieme?

Che sia rotondo o spinoso, siciliano o romanesco, il carciofo è il protagonista indiscusso di tutte le tavole della tradizione gastronomica italiana.

Resiste a temperature rigide e ad estati calde ed è molto apprezzato in questo specifico periodo dell’anno, quando gli albori della primavera lasciano spazio a poche ma piacevoli giornate di sole.

Il carciofo non è sicuramente l’ortaggio che mette d’accordo tutti i palati, anzi, ha un sapore complesso e particolarmente difficile da abbinare soprattutto ad un vino a causa dell’effetto tannino che lascia al palato dopo averlo mangiato.

Le varianti di preparazione di questo magnifico e ‘carnoso’ fiore sono tantissime, ma la semplicità del suo sapore dolce e del suo retrogusto pungente sono le caratteristiche che più preferiamo e che la cottura in parte eliminerebbe.
Ecco perché oggi vogliamo lasciarvi una divertente e semplice ricetta a base di carciofi crudi, in cui il particolare sapore dolce dell’ortaggio protagonista del piatto, sposerà la freschezza dell’arancia, la pungenza della senape e l’aromatico e lievemente amaro retrogusto del miele di Corbezzolo.

 

INGREDIENTI PER DUE PERSONE

-4 cuori di carciofo
-1 arancia pelata a vivo
-1 cucchino di senape all’ancienne
-2 cucchiai di miele di Corbezzolo
-olio d’oliva
– pepe nero
– a piacimento sfoglie di Pane Carasau
– Parmigiano Reggiano poco stagionato in scaglie

PREPARAZIONE

Privare i carciofi delle foglie esterne, più dure e fibrose, conservando solo il cuore del fiore e la parte interna del gambo.
Per evitare che anneriscano, in fase di pulitura riponeteli in un recipiente colmo di acqua leggermente acidulata e fate lo stesso quando, ottenuti i cuori dei quattro carciofi, li taglierete a fette sottilissime a mo di carpaccio.
Scolateli quindi e conditeli con succo di arancia e limone, olio di oliva, sale e pepe in abbondanza.

Componete infine il piatto alternando al carpaccio di carciofi delle sfoglie di pane Carasau a creare una sorta di lasagnetta, facendo colare all’interno di ogni strato il vostro miele emulsionato alla senape e qualche scaglia di parmigiano.

Siccome sapete quanto teniamo alla filosofia antispreco anche e soprattutto in cucina, vi consigliamo di disfarvi delle foglie esterne del carciofo e di crearne invece un brodo saporito che sarà ottimo per tirare un risotto a base di pesce o di verdure o per insaporire una zuppa.

Provateci, assaggiate e diteci cosa ne pensate!
Suggerimenti per divertenti rivisitazioni sto ben accette 😉

Il miele di Coriandolo: quello di ADI Apicoltura è il migliore d’Italia.

Il miele di Coriandolo è un miele che si produce da relativamente poco tempo, ma che ha proprietà organolettiche e sensoriali eccelse.

Il miele di Coriandolo di Adi Apicoltura è stato decretato il migliore d’Italia nell’anno appena passato conquistando le ambite ‘TRE GOCCE D’ORO’ del concorso Grandi Mieli d’Italia – Premio Giulio Piana’.

Cosa è il coriandolo? 

È la pianta conosciuta ormai in tutto il mondo dai cui frutti si estrae una delle spezie più diffuse e utilizzate nelle culture gastronomiche orientali, nordafricane e sudamericane.

È una pianta perenne che fiorisce nel periodo primaverile ed estivo, che porta sulle spalle numerose leggende e che si lega alla storia di popoli antichi come quello egizio.

Il nettare delle sue parti verdi, ritenuto afrodisiaco, provocava in colui che lo assumeva stati di ebrezza simili a quelli causati dal consumo di bevande alcoliche.

È inoltre dal fiore in questione che prendono il nome i famosi coriandoli di carnevale.

In epoca rinascimentale infatti le infiorescenze, in occasione di questa festa  venivano ricoperte di zucchero cristallizzato per ottenere piccoli confetti colorati.

Proprietà terapeutiche

Al Coriandolo, che sia consumato fresco, in foglie o secco vengono attribuite differenti proprietà medicinali e farmaceutiche.

Oltre a contenere una discreta percentuale di Vitamina C, risulta, grazie ai suoi oli essenziali un potente antinfiammatorio naturale che però assunto in dosi massicce può provocare importanti problematiche a livello renale e gastrico.

IL MIELE DI CORIANDOLO 

Prodotto principalmente in centro Italia e raccolto nel periodo precedente al pieno della stagione estiva, il miele di Coriandolo è un miele raro che dalle sfumature dorato aranciate che possiede quando ancora liquido, passa ad un colore etereo quasi perlato al momento della cristallizzazione che lo rende un miele piuttosto denso e compatto.

I suoi profumi sono pungenti e rimandano vagamente alla spezia prodotta dallo stesso fiore da cui origina. Sentori di pain d’épice, cedro, caffè e cioccolato, si alternano ad aromi balsamici che creano il perfetto equilibrio che questo miele possiede nella sua caratteristica dolcezza.

ABBINAMENTI CONSIGLIATI

La leggera freschezza e le note vagamente balsamiche lo rendono perfetto ad un abbinamento per contrasto con cibi dalle note grasse come per esempio crostini con Lardo di Colonnata o Pecorino stagionato e fave fresche.

 

 

“Il Miele di Rododendro ADI della Collezione Le Esperienze giudicato il primo biologico migliore d’Italia dal Gambero Rosso!”

Non si può certo dire che questo appena trascorso sia stato un anno privo di soddisfazioni!

L’ultima ci giunge dalla redazione del Gambero Rosso: il miele di Rododendro della collezione ‘Le Esperienze’ si posiziona al secondo posto nella classifica dei sei migliori mieli di Rododendro in Italia.

Un grande traguardo che ci motiva e ci da la carica necessaria per non smettere mai di guardare avanti nella ricerca dell‘eccellenza in tutte le nostre produzioni.

MIELE DI RODODENDRO

Il 2017 è stato l’anno del Rododendro: basse le quantità ma eccellente la qualità.

Era molto tempo che non si assisteva ad una fioritura di Rododendro così rigogliosa. I campi montani dell’arco alpino sono tornati, grazie all’inverno rigido e all’abbondante umidità, a colorarsi di rosa e ad ospitare le api che hanno dato vita all’eccezionale prodotto che è il Miele di Rododendro.

Delicato più di tutti, etereo nel sapore quanto nel colore, dolce, floreale e zuccheroso il miele di Rododendro porta con se la storia della vita e della fioritura della pianta da cui origina.

Raccolta ad altitudini minime di 1000 mt. trattiene la freschezza di sapori riconducibili alla neve e alla purezza dell’aria montagna, in cui gli additivi, i pesticidi e l’inquinamento non riescono a contaminare profumi e sapori.

IL PREMIO

Alla guida dei due panel di degustazione incaricati di stilare la classifica dei migliori mieli di Rododendro in Italia per il Gambero Rosso: Lucia Piana, massima esperta in analisi sensoriale del miele affiancata da Indra Galbo (redazione del Gambero Rosso),Marco Greggio (agronomo e docente di analisi sensoriale), Antonio Menconi (esperto di analisi sensoriale di pane e olio), Mara Nocilla (redazione del Gambero Rosso), Marco Radicioni (titolare della gelateria artigianale Otaleg! di Roma), Giancarlo Romagnoli (assaggiatore esperto di miele) ed Elvan Uysal (giornalista di enogastronomia).

Il miele di Rododendro con il suo colore chiaro, la cristallizzazione piuttosto compatta, i profumi e gli aromi vegetali e fruttati, con il suo palato estremamente dolce che rimanda a sentori di melone, anguria e muschio bagnato è stato oggetto di attenta valutazione e analisi, al seguito della quale il Miele di Rododendro della collezione ‘Le Esperienze’ si è posizionato secondo tra i sei in classifica per il Gambero Rosso.

Per scoprire la classifica integrale e il premio leggi: https://www.gamberorosso.it/en/food/1046650-i-6-migliori-mieli-di-rododendro-nella-loro-annata-migliore

Una torta di mele golosa e salutare: miele al posto dello zucchero.

Qualche tempo fa vi abbiamo spiegato perché sostituire il miele agli zuccheri raffinati potrebbe essere un piccolo passo verso un’alimentazione più salutare e genuina, oggi invece vogliamo dirvi come.

Chi di voi non ha mai fatto prima la più classica delle torta di mele?

La ricetta della nonna, della mamma o quella dei libroni di cucina gelosamente custoditi è quella più consultata ed eseguita, ma noi vogliamo lasciarvene una versione originale, senza zuccheri raffinati, ma con un po’ di genuino miele biologico.

Miele al posto dello zucchero: come sostituirlo? 

Per sostituire il miele allo zucchero è necessaria qualche piccola accortezza.

Come precedentemente detto il miele, nonostante possegga un peso specifico maggiore dello zucchero, ci permette comunque di dimezzarne le dosi grazie all’elevato potere dolcificante e di dare allo stesso tempo alla torta un gusto e un aroma molto particolare a seconda del miele che si sarà scelto di utilizzare.

Qualora doveste optare per l’utilizzo di miele nelle vostre dolci preparazioni, sarà necessario ridurre la quantità degli altri liquidi in ricetta di circa il 15% e di aggiungere all’impasto un pizzico di bicarbonato.

Anche la cottura della torta necessiterà di una temperatura di circa 25° inferiore alla norma, vista la maggiore sensibilità del miele alle alte temperature.

 

LA RICETTA

Ingredienti: 

-3 uova;

-280 grammi di farina;

-1 bicchiere di latte;

-80 grammi di miele biologico (vi consigliamo quello di acacia, di castagno o di melata perchè naturalmente liquido);

-100 grammi di burro;

-La scorza di un limone; 

-Una bustina di lievito per dolci; 

-Un pizzico di bicarbonato.

 

PREPARAZIONE

Lavate accuratamente le mele, tagliatele a fette molto sottili e cospargetele di succo di limone per impedire che le superfici si anneriscano e mettetele da parte.

Iniziate la preparazione del vostro impasto montando burro ammorbidito, tuorli e miele fino ad ottenere un composto morbido e spumoso a cui unirete il latte e per ultima la farina setacciata con il lievito e il bicarbonato.

Servendovi di un cucchiaio di legno, aggiungete al composto gli albumi delle uova precedentemente montati a neve e la scorza del limone grattugiata.

A vostra discrezione potrete aromatizzare l’impasto della torta con cannella, anice, vaniglia o con aggiunta di nocciole, mandorle o frutta secca.

Versate l’impasto ottenuto in una teglia imburrata e disponetevi a raggiera le mele precedentemente affettate e cosparse di succo di limone.

Infornate la torta a 160° (20° in meno del normale perché abbiamo utilizzato il miele) per circa 40 minuti.

Il gioco è fatto: una torta buonissima e genuina è pronta per essere mangiata.

La merenda perfetta per i vostri figli e la colazione ideale della domenica mattina.

 

Abbinamenti insoliti: whisky e miele. Li avete mai provati insieme?

 

Dopo aver pensato ad una linea che rivoluzionasse completamente l’immaginario del miele, vogliamo introdurvi come promesso ad una degustazione del nettare degli dei che si allontani dagli abbinamenti più classici e che si addentri in campi ancora poco conosciuti come per esempio il trend odierno degli spirit.

Quello di cui vogliamo parlarvi oggi è un binomio a cui in pochi hanno mai pensato prima: il miele e il whisky.

Nel mondo del distillato scozzese per eccellenza le tipologie di prodotto sono tantissime: i sapori e i gusti si arricchiscono di affumicature e sentori di legno ceduti dalle botti di affinamento e diventano compagni ideali per le note floreali, amare, fruttate delle decine di tipologie di mieli esistenti.

È con la consapevolezza per questa assonanza gustativa che ci spingiamo a definire il miele un degno sostituto della cioccolata per un dopocena davanti al camino acceso con un buon bicchiere di whisky dolce o leggermente torbato.

Per una questione di nitidezza preferiamo che l’abbinamento tra miele e whisky sia sostenuto da un forte contrasto che enfatizzi le peculiarità di entrambi.

La parte più grassa e carammellata del miele asciugherà parzialmente la componente alcolica del whisky andandone ad esaltare le componenti aromatiche o erbacee.

È per questo motivo che le note estremamente dolci del miele di Rododendro saranno le degne compagne di un whisky dalla torbatura marcata e secca.

Al contrario, un whisky più morbido, come per esempio quelli delle grandi distillerie giapponesi, richiede un retrogusto amarognolo e pungente che solo un miele di Tarassaco o di Corbezzolo potrebbe conferirgli.

 

La sperimentazione in campo gastronomico quanto in quello artistico è sinonimo di curiosità.

Siate curiosi e regalatevi una pausa meditativa con whisky e miele e diteci cosa ne pensate.

 

 

Meglio il miele o lo zucchero? Scopri le caratteristiche dei due dolcificanti più utilizzati.

Il miele e lo zucchero si contendono il primato dei dolcificanti più largamente utilizzati al mondo.

A prescindere dalle caratteristiche organolettiche che li differenziano, bisogna capire quale dei due preferire in determinate circostanze o per particolari utilizzi.

La composizione

Il miele e lo zucchero hanno composizione simile ma non uguale. Il primo infatti a differenza dello zucchero raffinato che possiede una percentuale pari di fruttosio e glucosio, ha una maggiore percentuale di fruttosio, oltre che un venti percento di elementi terzi tra cui vitamine, flavonoidi e sali minerali.

Grazie al contenuto di fruttosio, il miele risulta quindi più dolce, comportando una netta riduzione delle dosi di consumo giornaliere.

 

I benefici

Questo particolare zucchero ha anche un’altro vantaggio, ovvero quello dell’assimilazione più lenta che non solo diventa propedeutica all’attività sportiva, ma impedisce un picco glicemico nel sangue che potrebbe risultare pericoloso soprattutto per soggetti a rischio.

E vogliamo non parlare delle sue proprietà nutrizionali? Le vitamine del gruppo B e la vitamina C assieme al potere antiossidante dei flavonidi rendono il miele un vero e proprio superfood che in piccole dosi quotidiane darà grandi benefici.

Senza esagerare, sia chiaro!

 

La difficoltà nel dosaggio rappresenta l’unico limite del miele, che se non cristallizzato potrebbe, durante l’assunzione, superare la grammatura consigliata e accrescere quindi l’apporto calorico stabilito.

Nonostante ciò la naturalità estrema del miele e i suoi benefici nutrizionali dovrebbero farcelo preferire allo zucchero raffinato, senza tener conto delle tante sfumature organolettiche che ne differenziano il consumo.

Nei prossimi articoli vi spiegheremo perché e soprattutto in che modo sostituire, nell’utilizzo quotidiano, il miele allo zucchero. Differenziandone i benefici a seconda dell’età e degli stili di vita.

Le proprietà terapeutiche del miele: è un “superfood”!

Il miele, alimento naturale prodotto dalle api, è ricco di carboidrati (che sono presenti sottoforma di monosaccaridi) ma anche di proteine, vitamine, flavonoidi, polifenoli e composti bioattivi ad azione antiossidante.

Tutto ciò ci fa ben pensare a quanto le proprietà nutrizionali e terapeutiche che si attribuiscono al miele possano essere veritiere e riscontrabili su base scientifica ma – come ricordano gli esperti – il miele è da considerarsi prima di tutto un alimento e non un farmaco, sia pure naturale. Ciò significa che l’attività del miele sulla salute è da ricercarsi negli aspetti nutrizionali più che in attività farmacologiche specifiche.

Il miele, di qualsiasi origine botanica, ha però ragione di essere categorizzato come superfood grazie alle sue innumerevoli proprietà nutrizionali e preventive che cercheremo di riassumervi in seguito.

Antiossidante perché?

L’ossidazione è una reazione biochimica spontanea che avviene nel nostro organismo e produce radicali liberi colpevoli della degenerazione e dell’alterazione di tessuti e normali funzioni fisiologiche. L’elevata presenza di vitamina C, tocoferolo e composti fenolici all’interno del miele, in quantità maggiore in mieli che presentano un colore più scuro, rende questo alimento un potente antiossidante.

Anti-infiammatorio perché? 

I responsabili dell’azione anti-infiammatoria attribuita al miele sono i composti fenolici e i flavonoidi che inibiscono l’azione dei principali responsabili della modulazione del processo infiammatorio.

Recenti studi hanno attribuito al miele anche una possibile funzione preventiva di una malattia degenerativa come l’Halzheimer. Il pinocembrino, un flavonoide, grazie alle sue spiccate capacità antiossidanti, si pensa possa proteggere i neuroni dall’azione tossica della placca beta amiloide, responsabile della lenta degenerazione dei neuroni.

Usanze popolari e rimedi casalinghi, in parte verificati lo riterrebbero anche un importante rimedio per affezioni infiammatorie del cavo orale, antipiretico, vermifugo e antisettico.

A voi la scelta delle modalità di assunzione, noi però ve ne consigliamo una dose quotidiana che, se non sarà sufficientemente utile a scopo terapeutico, resterà una dolce consolazione per giornate difficili.

Fonti:

https://www.nutrizione33.it/cont/nutrizione33-articoli/30238/proprieta-terapeutiche-miele.aspx#.WhWKH1XibIU

https://www.tantasalute.it/articolo/miele-tutte-le-proprieta-terapeutiche/11359/

 

 

Ristabilire l’equilibrio tra uomo e api: come?

“Perché le api rinunciano al sonno, alle delizie del miele, all’amore, ai godimenti adorabili che conosce, per esempio, la lor sorella alata, la farfalla? Non potrebbero viver com’essa? Non è la fame che le preme: due o tre fiori bastano a nutrirle, ed esse ne visitano due o trecento ogni ora per accumulare un tesoro di cui non gusteranno la dolcezza. A che scopo affaticarsi tanto? Donde deriva tanto ardore?”

Con queste parole Maurice Maeterlink vinceva il premio nobel per “Vita delle Api” nel 1911.

 

La testimonianza di quanto l’amore a l’ammirazione per l’insetto storico e mitologico per antonomasia abbia interessato la letteratura di tutti i tempi, e non solo quella scientifica.

Ce lo ricorda oggi anche Susanna Tamaro che, con la dolcezza delle parole che caratterizzano la sua narrazione, ci racconta del piacere della sinfonia delle api che abitano i campi a primavera e che nonostante intimoriscano per via del loro pungiglione, rappresentano una risorsa insostituibile tanto per l’ambiente quanto per l’uomo.

L’equilibrio che ha, sin dall’epoca egizia, governato l’intimo rapporto tra essere umano e ape è affascinante, ma labile.

Rischia da un momento all’altro di spezzarsi irrimediabilmente, tocca a noi ristabilirlo.

 

Come?

Operare nel massimo rispetto della natura, dei ritmi fisiologici dell’ape, favorire un‘agricoltura estensiva, aiutare i fiori a crescere indisturbati e non reciderli per far spazio a colture industriali.

Si può fare ancora tanto per ristabilire quell’equilibrio indispensabile e noi lo stiamo facendo.

Tu?

Leggi l’articolo di Susanna Tamaro e consulta il queste nostre pagine (link: https://www.adiapicoltura.it/manifesto-missione-e-vision/) per conoscere meglio il nostro impegno per la sopravvivenza delle api e in favore della biodiversità!

https://www.corriere.it/cronache/17_novembre_24/api-civilta-crisi-alveari-769b8230-d08b-11e7-90be-0a385e484c27.shtml

ANALISI SENSORIALE DEL MIELE: esame gustativo

Abbiamo osservato il miele, lo abbiamo annusato, ora non ci resta che assaggiarlo!
L’ultima e sicuramente più piacevole fase dell’ analisi sensoriale del miele è l’esame gustativo.
È fondamentale, a questo punto, considerare che il gusto è un misto di sapore e olfatto: nella cavità boccale il miele subisce una seconda fase di analisi olfattiva attraverso il sistema retronasale.
Per questo motivo è consigliabile, dopo aver dato inizio all’analisi gustativa, non tornare mai su quella olfattiva diretta perché potrebbe risultare falsata a causa dei recettori ormai saturi.
La delicatezza del prodotto in degustazione implica degli accorgimenti fondamentali obbligatori nella fase precedente all’assaggio: non assumere sapori forti come aglio, cipolla o spezie; no al caffè; no al fumo e no alle chewing gum.
Un bicchiere d’acqua e siamo pronti ad iniziare la nostra degustazione.
Ponendo il miele tra lingua e palato e facendolo così sciogliere, percepiremo inizialmente i sapori più generici del dolce, amaro, salato e acido.
Anche per il gusto, come è stato per l’olfatto, la prima considerazione in fase d’analisi riguarderà l’intensità.
In questa fase, come nella precedente, potrebbe risultarci difficile abbinare ad una percezione un riferimento di gusto specifico, soprattutto se non siamo a conoscenza della botanica di provenienza del prodotto.
I sapori: dal più fresco al più dolce, da un retrogusto più acido a uno leggermente tannico, dal sapore delicato a quello erbaceo più invasivo, oltre ad essere mutevoli nel corso dell’analisi gustativa sono più marcatamente percepibili con l’avanzare della nostra esperienza in quanto riconducibili a sensazioni palatali già provate.
Manteniamo quindi il miele in bocca per qualche secondo e cerchiamo di assaporarlo e comprendere quali sapori ci ricorda.
Tramite l’analisi gustativa avremo anche un’analisi tattile ad opera della lingua.
Lo sfregamento dei granuli cristallizzati tra la lingua e il palato ci aiuteranno ad aggiungere dettagli che la vista non aveva colto.
Ecco che, continuando a degustare mieli diversi, con il tempo e il confronto, inizieremo a formarci nella degustazione del miele e a diventare mano a mano più esperti apprezzando così le mille sfumature apprezzabili in un prodotto così semplice e naturale.
Giunti ormai al termine del percorso attraverso l’analisi sensoriale, siamo ora consci del fatto che le future degustazioni di miele saranno sicuramente più consapevoli oltre che più precise e dettagliate.
Continuate a seguirci e veniteci a trovare in azienda per completare con un analisi dei processi produttivi, il percorso attraverso la conoscenza de nettare degli dei.

L’ANALISI SENSORIALE DEL MIELE – Introduzione

Come per tutti i percorsi di degustazione, anche quello del miele si compone di fasi differenti ma complementari.

Le modalità di assaggio del cosiddetto  “nettare degli dei sono state configurate e formalizzate negli anni ’70 da Michel Gonnet in occasione dello svolgimento a Finale Ligure, del primo corso di analisi sensoriale del miele, nel 1979.

Iniziamo quindi oggi un percorso a tappe che ci condurrà attraverso un viaggio al termine del quale saremo capaci di degustare il miele in modo più consapevole e quindi capaci di riconoscere meglio un prodotto di qualità.

Le origini 

L‘utilizzo dei cinque sensi è fondamentale in fase di degustazione ma è necessario conoscere, ancor prima di assaggiare, la composizione del prodotto:

Da dove origina? Di cosa è fatto? Come è prodotto?

Come accennato nell’articolo pubblicato nel nostro blog qualche mese fa, relativo alla cristallizzazione del miele, è utile ricordare che quest’ultimo è il prodotto della digestione del nettare da parte delle api bottinatrici.

Le secrezioni prodotte vengono deposte nei favi degli alveari in cui la maturazione e la lavorazione della pasta ambrata continua fino all’estrazione del prodotto finito.

Quella che troviamo nel vasetto, con una colorazione che va dal giallo quasi trasparente del miele d’acacia al marrone con riflessi ramati del castagno, è una soluzione sovrassatura di zuccheri in acqua che rappresenta il prodotto più naturale che si possa reperire sugli scaffali di supermercati e alimentari.

Non ha bisogno di lavorazioni, se non di un periodo di decantazione a temperature controllate.

Non ha bisogno di essere scaldato o addizionato di componenti nutritive, deve unicamente essere filtrato per eliminare le eventuali impurità che un’estrazione artigianale non permette di evitare.

Degustare la natura!

Ecco che per quanto detto nel paragrafo precedente, l’esperienza di analisi sensoriale del miele diventa una vera e propria full immersion nella natura.

Sicuri di avere tra le mani un prodotto biologico e genuino potremo, tramite la degustazione, scoprire un mondo di cui non eravamo a conoscenza.

Come, nell’analisi sensoriale del vino, si è  in tutte le fasi  in costante ricerca di un legame con la terra di origine, con i sapori caratterizzanti di una regione e i profumi di un particolare vitigno, allo stesso modo nel miele la naturalità e i sapori devono ricondurci ad un fiore, ad una pianta, ad una tipologia di vegetazione che ci dirà più di quanto crediamo sulle peculiarità del prodotto.

Odore, sapore, consistenza, granulosità, trasparenze, riflessi e retrogusti in un miele unifloreale ci aiuteranno a riconoscere la pianta dal quale è estratto e a comprendere, con il proseguire degli assaggi e delle riflessioni, le caratteristiche di ciascun miele.

 

Anche l’analisi sensoriale del miele si compone di fasi successive e complementari.

 

Esame visivo, olfattivo e gustativo sono fondamentali, ma la memoria?

È la massima attenzione, la concentrazione, lo studio e le associazioni di pensiero che ci permettono durante e dopo la degustazione di riuscire ad abbinare odori, sapori e consistenze a tipologie di miele differenti.

Quindi signori, taccuino in una mano, penna nell’altra, miele sul tavolo e si comincia.

Dalla prossima settimana, in tre articoli, parleremo della degustazione del miele analizzando fase dopo fase le caratteristiche che la compongono e gli step fondamentali per diventare un po’ più esperti riguardo questo straordinario prodotto.

 

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